Una delle domande più frequenti dei genitori è: “Mio figlio ha 15 mesi (… o 18, o 20 o 24) e ancora non parla o dice solo qualche parolina, è normale?”.
Intanto dobbiamo subito dire che OGNI BAMBINO HA I SUOI TEMPI.
Viviamo in una società basata sulla performance e sull’importanza di raggiungere buoni risultati in tempo breve e questo, purtroppo, si ripercuote anche sulle aspettative relative ai più piccoli. I genitori, spesso, si chiedono se il proprio bambino è al passo con i coetanei nel parlare, nel camminare, nel dormire…e potrei continuare con qualsiasi altra attività. Ma ogni bambino è diverso e svilupperà le proprie capacità con tempi e modi diversi rispetto agli altri. Certo, ci sono delle indicazioni di massima che si considerano per valutare il livello di sviluppo dei bambini, ma vanno anche guardate con una certa flessibilità.
Lo sviluppo del linguaggio inizia quando il bambino comincia a percepire i suoni e, solo a poco a poco, inizierà egli stesso a produrre prima suoni, poi sillabe, poi parole e poi vere e proprie frasi più o meno articolate. Ma questo è un processo che richiede tempo: alcuni bambini lo fanno prima, altri dopo. Tenendo sempre a mente ciò e con questa consapevolezza, che permette di vivere più serenamente lo sviluppo dei propri piccoli, possiamo comunque pensare a degli strumenti che favoriscono lo sviluppo del linguaggio del bambino, sia in termini di produzione che di comprensione. Uno di questi è la LETTURA.

La lettura è uno strumento importantissimo per lo sviluppo della relazione genitore-bambino, ma è importante anche nello sviluppo cognitivo del bambino. In particolare, ascoltare un adulto che legge favorisce lo sviluppo del linguaggio e della capacità di comprensione verbale del bambino. I bambini abituati a ricevere stimoli di questo tipo, già in età prescolare, hanno un vocabolario più ampio, parlano in maniera più chiara, formulano frasi più articolate e hanno una più sviluppata capacità narrativa. Questi bambini, inoltre, in età scolare, mostrano una maggiore capacità di concentrazione a scuola, un più facile apprendimento della lettura ma anche maggiori capacità nella produzione scritta poiché sono più capaci di esprimere il proprio pensiero e di descrivere situazioni ed eventi.
La lettura contribuisce anche alla comprensione della soggettività e, in seguito, all’espressione di questa. Cosa significa? Ascoltando storie, il bambino si identifica con i personaggi ed empatizza con loro, impara a riconoscere le emozioni, le prova in maniera vicaria e, a poco a poco, impara ad esprimerle.
Quindi, mamme e papà, più libri e meno schermi!

